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Uno dei modi di dire napoletani meno conosciuti è: Ma che vaco mettenno ’a fune ’a notte?

Domanda retorica che si rivolge a chi crede che l’altra persona abbia una disponibilità economica che in realtà non possiede, oggi sostituito dalla più comune espressione: “Ma che vaco a fa ‘e rapine?

“La fune di notte” era una tecnica di rapina con cui i ladri derubavano malcapitati facendoli inciampare in una fune tesa fra i due lati di un vicolo buio.

Padre Maria Rocco, durante il regno di Ferdinando IV di Borbone, risolse, con un’unica soluzione, due dei problemi che affliggevano la città di Napoli:

  • la mancata illuminazione delle strade;
  • la criminalità che si annidava proprio nel buio della notte.

Ferdinando aveva fatto collocare nelle strade più importanti della città, dei rivoluzionari pali della luce con lampade ad olio che avevano però un costo troppo oneroso da sostenere per le casse dello stato.

Padre Maria Rocco allora, dopo aver rinvenuto un dipinto della Madonna nei sotterranei del convento dello Spirito Santo, ne fece realizzare numerose copie a colori da inserire in apposite edicole votive sparse per la città…

Chiese poi al popolo di non lasciare mai al buio l’immagine della Vergine, accendendo per lei dei lumini durante le ore notturne mogli e madri si sentirono più sicure e da questo episodio nacque anche l’espressione, utilizzata ancora oggi, “A Maronn t’accumpagn”.

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