E’ una tecnica che si concentra sulla stimolazione dei metametri, aree cutanee collegate agli organi interni attraverso il sistema nervoso. Questo tipo di massaggio mira a ristabilire l’equilibrio energetico del corpo, alleviando tensioni e migliorando la funzionalità degli organi interni.
Chiacchiere or Cenci, typical Italian dessert for carnival.
Il Carnevale di Napoli: Una Festa di Storia e Tradizione
Il Carnevale di Napoli è una delle feste più antiche e amate d’Italia, con radici che risalgono al XIII secolo. Questa celebrazione è un intreccio di sacro e profano, influenzata dalle antiche feste pagane romane come i Saturnali e successivamente trasformata con l’avvento del Cristianesimo. Il Carnevale napoletano è un evento che coinvolge l’intera città, con carri allegorici, artisti di strada, e una ricca tradizione culinaria.
Origini e Storia
Le origini del Carnevale sono complesse e risalgono a epoche remote. Alcuni storici lo collegano ai Baccanali e Saturnali romani, feste in onore di Bacco e Saturno, caratterizzate da banchetti e sovvertimento dell’ordine sociale12. Con l’avvento del Cristianesimo, queste feste furono assimilate e trasformate in un periodo di allegria che precede la Quaresima, da cui il nome “Carnevale”, derivato dal latino “Carnem Levare”, ovvero privarsi della carne1.
La più antica testimonianza del Carnevale napoletano risale al 1385, quando si svolse una giostra per celebrare l’incoronazione di Carlo III d’Angiò7. Nel corso dei secoli, il Carnevale è stato influenzato da vari eventi storici, come il Viceregno spagnolo e il dominio dei Borbone, che hanno contribuito a renderlo un evento di grande richiamo35.
Tradizioni e Eventi
Il Carnevale di Napoli è famoso per le sue tradizioni secolari, che includono:
Cippo di Sant’Antuono: Il 17 gennaio, giorno di Sant’Antonio Abate, si accende un grande falò per bruciare simbolicamente le cose vecchie e negative dell’anno passato2.
Carri Allegorici: I carri, vere e proprie opere d’arte in movimento, rappresentano scene satiriche o temi di attualità2.
Artisti di Strada: Musicisti, giocolieri e mimi animano le strade e le piazze, creando un’atmosfera magica2.
Cuccagne: Strutture di legno ricoperte di cibo, che venivano saccheggiate dalla popolazione durante le feste organizzate da Re Carlo di Borbone35.
Il Carnevale Oggi
Nel 2025, il Carnevale di Napoli continua a essere un evento di grande richiamo, con eventi che si concentrano tra il 27 febbraio e il 4 marzo. Tra gli eventi imperdibili c’è il “Sottencoppa – Carnevale sonico napoletano”, che si svolge in Piazza Mercato, con parate itineranti e laboratori per bambini4.
Cucina e Tradizioni Gastronomiche
Il Carnevale a Napoli è anche sinonimo di tradizioni culinarie. Tra i piatti tipici ci sono chiacchiere e sanguinaccio, che si possono trovare in ogni bar e pasticceria della città45. Queste specialità gastronomiche sono parte integrante della festa e contribuiscono a creare un’atmosfera di gioia e allegria.
In sintesi, il Carnevale di Napoli è un evento unico che combina storia, cultura e divertimento, rendendolo una delle feste più amate e seguite in Italia.
Guai a voi, ricchi, perchè avete già la vostra consolazione. Guai a voi che siete ora sazi, perchè avrete fame. Guai a voi che ora ridete, perchè sarete afflitti e piangerete…
(Luca 6:20-26)
Le notizie ci presentano che il valore dell’uomo è ai minimi storici. Governi predatori che non guardano in faccia a nessuno, bambini impegnati nella ricerca del Coltan, senza protezione e sotto minacce armate dei nuovi Golia, i quali senza timore uccidono per accapararsi beni altrui. Animi avidi che sottraggono beni preziosi ai legittimi propretari. Il più forte si erge come inviato da Dio, al quale non importa se famiglie intere vivono tra macerie che una volta erano loro case, meglio rimuoverli è lo slogan e insieme a tutte le macerie per costruire I nuovi paradisi per ricchi.
Quanto vale l’uomo?…
Meno delle macerie…
Che tristezza, questi pensano di attuare ogni mania di grandezza senza timore alcuno, spergiuri e senza vergogna, giurano sulla Bibbia, ma ne omettono il contenuto, con rosari in mano agitano le folle urlanti come allo stadio. Per loro valiamo meno di un niente, siamo più leggeri di una piuma senza valore.
Quanto valiamo?…
Signore apri gli occhi a questi scellerati… Non voglio iniziare la giornata con nefandi pensieri e senza buoni propositi. E grazie, sotto i miei occhi si sono presentae le beatitudine e il mare agitato dentro di me si è calmato, poi le parole di Giacomo hanno fatto il resto:<<Perchè il giudizio è senza misericordia per colui che non ha usato misericordia: la misericordia invece trionfa sul giudizio.
Signore grazie, tu dai senso e valore a ogni uomo, fa che la tua misericordia si palesi in questo giorno.
O Munaciello al Museo del Cartastorie della Fondazione Banco di Napoli
L’Archivio storico del Banco di Napoli è diventato Patrimonio Unesco! Il Fondo Apodissario del Banco di Napoli conserva preziosi documenti, testimonianza mondiale della storia dell’umanità, che ci restituiscono un’immagine della città di Napoli dal Cinquecento fino ai nostri giorni. Vieni con noi alla scoperta di questo luogo d’arte per conoscere le numerose storie napoletane che qui si custodiscono. A condurti nelle sale del museo ci sarà un accompagnatore d’eccezione:
‘O Munaciello al Museo del Cartastorie dell’Archivio Storico del Banco di Napoli
In una delle leggende piu? radicate a Napoli, si racconta che uno spiritello piccolo e deforme si aggiri tra gli antichi palazzi: Il Munaciello. Questo e? il suo nome, ha una natura duplice: gentile con qualcuno, dispettoso con altri, e le origini della leggenda sono raccontate dalla penna della grande scrittrice napoletana Matilde Serao. In “Leggende Napoletane” la scrittrice lo disegna come il figlio deforme di un amore infelice tra persone di ceti troppo lontani per stare insieme, dalla triste storia di questa relazione nacque una creatura deforme che il popolo allontanava, convinto che portasse “mala sorte”. Da qui la sua sete di vendetta.
COME RAGGIUNGERE ‘O Munaciello al Museo del Cartastorie di Napoli
Zeppole di San Giuseppe: un’ode al caos zuccherino Ah, le zeppole di San Giuseppe! Questi anelli dorati di bontà fritta, cosparsi di zucchero a velo e incoronati da un ciuffo di crema pasticcera, sono l’emblema del 19 marzo. Ma cosa si nasconde dietro questa tradizione apparentemente innocente? Un vero e proprio caos zuccherino, ve lo assicuro. L’origine misteriosa (e forse inventata) Si dice che le zeppole siano nate a Napoli nel XIX secolo, ma la verità è che nessuno lo sa con certezza. Alcuni sostengono che San Giuseppe in persona le vendesse per strada per mantenere la Sacra Famiglia. Altri credono che siano un’evoluzione dei dolci fritti romani. Personalmente, penso che un gruppo di pasticceri napoletani si sia ritrovato con troppa pasta choux e abbia deciso di friggerla. La ricetta: un’avventura culinaria Preparare le zeppole è un’esperienza che mette a dura prova anche il cuoco più esperto. La pasta choux, capricciosa come una diva, richiede precisione e delicatezza. Un attimo di distrazione e si trasforma in una massa informe. La frittura, poi, è un’arte a sé: troppo olio e le zeppole diventano unte, troppo poco e rimangono crude. E non dimentichiamoci della crema pasticcera, che deve essere liscia e vellutata come un valzer viennese. La degustazione: un momento di estasi (e sensi di colpa) Finalmente, dopo ore di lavoro, le zeppole sono pronte. Il primo morso è un’esplosione di sapori: la pasta croccante, la crema dolce, lo zucchero a velo che si scioglie in bocca. Un vero e proprio momento di estasi. Ma subito dopo, arriva il senso di colpa: quante calorie avrò appena ingerito? E quanti sensi di colpa dovrò affrontare in palestra? Le varianti regionali: una babele di sapori Ogni regione ha la sua variante di zeppola. In Sicilia, sono ripiene di ricotta e canditi. In Puglia, sono fritte e passate nello zucchero semolato. In Emilia-Romagna, sono al forno e farcite con crema al cioccolato. Un vero e proprio giro d’Italia a suon di zeppole. Conclusione: un dolce che unisce Nonostante il caos e i sensi di colpa, le zeppole di San Giuseppe rimangono un simbolo di festa e condivisione. Un dolce che unisce le famiglie, che fa sorridere i bambini e che ci ricorda che, almeno per un giorno, possiamo abbandonarci alla dolcezza. E se proprio dobbiamo sentirci in colpa, consoliamoci pensando che, in fondo, è solo una volta all’anno.
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