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Cultura Curiosità

Sofia Loren

Sofia Costanza Brigida Villani Scicolone nacque a Roma nella Clinica Regina Margherita,[2] figlia di Romilda Villani (1910-1991), insegnante di pianoforte, e di Riccardo Mario Claudio Scicolone (1907-1976), affarista nel settore immobiliare. La madre aveva vinto nel 1932 un concorso per andare a Hollywood come sosia di Greta Garbo, ma per la forte opposizione dei suoi genitori rinunciò. Il padre (figlio del marchese agrigentino Scicolone Murillo) riconobbe la paternità della bambina, che chiamò con il nome di sua madre, Sofia, di origine veneta; tuttavia, rifiutò sempre di sposare Romilda che, per le conseguenti ristrettezze economiche[3] si trasferì con la piccola Sofia da Roma a Pozzuoli, presso la sua famiglia dove Sofia trascorse l’infanzia e i primi anni dell’adolescenza, durante la seconda guerra mondiale, in condizioni economiche precarie.

Il porto e il magazzino di munizioni di Pozzuoli venivano spesso bombardati dalle forze aeree degli Alleati e nel corso di uno di questi bombardamenti, mentre Sofia correva nel rifugio antiaereo, fu colpita da una scheggia di shrapnel, che la ferì al mento. Dopo questo incidente, la famiglia si trasferì a Napoli, dove fu ospitata da lontani parenti; la nuova città e la sua cultura, e in particolare Pozzuoli, saranno presenti costantemente nella vita e nella carriera della Loren, che in molti film recita in napoletano. Dopo la guerra, insieme alla famiglia, torna a Pozzuoli dove la nonna Luisa aprì nel salotto un piano-bar, vendendo liquori di ciliegia fatti in casa, mentre Romilda suonava il piano, la sorella Maria cantava e Sofia badava ai tavoli e lavava le stoviglie. Il posto divenne popolare presso i soldati americani, acquartierati nelle vicinanze.

sofia loren

 

 

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Cantastorie Curiosità

Il caffè napoletano – offerto da Cantastorie

Uno dei riti a cui i napoletani non possono rinunciare è quello del caffè il cui profumo inconfondibile si sente costantemente passeggiando per i vicoli. Ma come si è diffuso in città il caffè?

Una delle storie più diffuse racconta che l’arrivo di tale bevanda a Napoli si debba al musicologo romano Pietro della Valle, in seguito ad una delusione amorosa, l’uomo, nel 1614, decise di trasferirsi in Terra Santa, dove trovò finalmente l’amore ed ebbe modo di assaggiare questa bevanda dal nome “kahve” giunta dell’Etiopia.

Rimasto in contatto epistolare con un suo amico napoletano, quando finalmente fece ritorno in Italia, condusse con sé a Napoli questa profumato infuso.

Inizialmente però il caffè non fu ben visto per il suo colore nero e per la sua provenienza, ma riuscì a conquistare persino il papa Clemente VIII che, dopo averlo bevuto, pronunciò la frase: Questa bevanda del diavolo è così buona… che dovremmo cercare di ingannarlo e battezzarlo.

Un’altra storia vuole invece la diffusione del caffè a Napoli grazie alla regina Maria Carolina d’Asburgo che voleva diffondere a corte usi e costumi viennesi, essendo stata Vienna la prima città europea a vederne l’utilizzo; si racconta infatti che alla fine del 700, durante un ballo alla Reggia di Caserta, la regina fece servire la bevanda ai suoi ospiti.

Qualunque ne sia l’origine la diffusione del caffè tra il popolo avvenne però solo agli inizi dell’800 quando cominciarono a girare per le strade della città i caffettieri ambulanti che, muniti di caffè e latte, offrivano una colazione veloce ai napoletani affrettati.

Che dite…ce lo prendiamo un caffè insieme???

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