Napoli, 17 febbraio 2026 — All’alba di oggi, alle 6:05, un residente di via Chiaia ha dato l’allarme. Pochi minuti dopo, cinque squadre dei Vigili del Fuoco si trovavano davanti a un inferno. Il Teatro Sannazzaro — la “piccola grande bomboniera” incastonata nel cuore di Chiaia — stava bruciando.
La notte del rogo
Il fuoco è divampato tra le 5 e le 6 del mattino, mandando in fumo la cupola della struttura, immersa tra i palazzi della centralissima via Chiaia. L’incendio è stato del tutto domato solo intorno alle 9. Durante le operazioni, due Vigili del Fuoco sono rimasti feriti in maniera lieve a causa del crollo di un teatrino. Circa 60 persone sono state evacuate, otto soccorse per intossicazione da fumo, di cui quattro ricoverate in ospedale per accertamenti, fortunatamente nessuno in gravi condizioni.
I residenti erano svegli dalle cinque: “C’è una nube impressionante — raccontavano — siamo in casa con i fazzoletti sul naso.” La colonna di fumo era visibile da ogni angolo della città.
La cupola del teatro è andata distrutta e, a seguito del crollo, ha colpito la platea. Danni si sono verificati anche ai palazzi adiacenti. Sono 25 gli appartamenti evacuati, 12 dei quali hanno subito gravi danni.
“Rimane poco” — il bilancio devastante
Le parole del comandante provinciale dei Vigili del Fuoco, Giuseppe Paduano, sono state spietate nella loro crudezza: “I danni sono ingenti, il teatro purtroppo è stato completamente compromesso. All’interno ci sono ancora dei piccoli focolai che a breve spegneremo.” A chi gli chiedeva cosa restasse del teatro, la risposta è stata secca: “Poco.”
Una prima stima parla di danni compresi tra i 60 e i 70 milioni di euro, cifra che circola tra gli addetti ai lavori alla luce dei primi rilievi tecnici. Tra le perdite anche i contributi ministeriali: il Sannazzaro — in quanto centro di produzione — rischia di perdere i fondi ministeriali se saltasse la stagione teatrale.
Una storia di 178 anni ridotta in cenere
Soprannominato “La Bomboniera di via Chiaia”, il Teatro Sannazzaro fu costruito nell’antico chiostro dei Padri Mercenari spagnoli ed inaugurato nel 1847. È un centro di produzione teatrale riconosciuto dal MiC e negli ultimi anni ha portato in scena spettacoli della tradizione popolare partenopea, fino a riportare in auge il Cafè Chantant. Recentemente si era avvalso di collaborazioni con Leopoldo Mastelloni, Gino Rivieccio, Benedetto Casillo, Peppe Barra, Biagio Izzo e Lina Sastri.
Lara Sansone, proprietaria e direttrice artistica del teatro, nipote dell’attrice Luisa Conte, è scoppiata in lacrime davanti alle macerie di ciò che fu la sua casa artistica. Ma subito dopo il primo sgomento, secondo l’attore Lucio Perri, ha trovato la forza di dire ai suoi: “Ripartiremo più forti di prima. Questo non è solo un teatro, è un simbolo di Napoli.”
L’attore Leopoldo Mastelloni, che negli anni ’70 calcò quel palcoscenico, ha scritto sui social: “Il mio amato e adorato Teatro Sannazzaro di Napoli distrutto dal fuoco! Tutto. Un monumento nazionale architettonico e artistico in fumo.”
Indagini: colposo o doloso?
La Procura di Napoli ha aperto un’inchiesta sull’incendio. L’ipotesi di reato è incendio colposo, al momento contestato verso ignoti. Non si conoscono né il luogo di innesco né le cause del rogo. Secondo Il Sole 24 Ore, non si esclude nemmeno l’ipotesi dolosa. Al momento è impossibile stabilire se le fiamme siano partite dal teatro o da un appartamento vicino, e non è possibile stabilire se l’impianto antincendio del teatro sia scattato.
L’ARPAC sta collocando una centralina per il rilevamento dei fumi nell’aria. Su richiesta dei Vigili del Fuoco, Enel ha provvisoriamente sospeso l’erogazione dell’energia elettrica nell’area, che sarà ripristinata non appena le condizioni di sicurezza lo permetteranno.
Le istituzioni: “Non vi lasceremo soli”
La risposta delle istituzioni è stata immediata e corale.
Il sindaco Gaetano Manfredi, accorso sul posto, ha dichiarato: “È un grande dolore, perché perdere un teatro storico come questo è una ferita profonda per la storia e la cultura della città. Cercheremo di fare di tutto per fare in modo che il teatro possa essere restituito a Napoli e tornare ad avere la funzione che ha sempre avuto.”
Il Ministro della Cultura Alessandro Giuli, che seguiva la situazione dalla Liguria dove era impegnato a La Spezia, ha lanciato una promessa solenne: “La piccola grande bomboniera di Napoli tornerà splendida com’era prima. Ve lo prometto.”
Il Sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi si è recato personalmente a Napoli per un sopralluogo, dichiarando: “Oggi è il giorno della solidarietà. Faremo di tutto per il Sannazzaro. Ci siamo oggi, domani e fino a quando il teatro non sarà ricostruito. Questo teatro è un simbolo non solo di Napoli, ma dell’Italia.”
Una ferita, un monito, una rinascita possibile
Napoli conosce bene la tragedia degli incendi ai teatri storici. L’Italia intera ha vissuto il trauma della Fenice di Venezia (1996) e del Petruzzelli di Bari (1991). Ma sa anche che i teatri possono rinascere — e che quando rinascono, lo fanno spesso più forti e più sicuri di prima.
Il Sannazzaro ha oggi bisogno di tutto: risorse, progettazione, volontà politica e, soprattutto, della vicinanza di quella comunità che per quasi due secoli ha riempito la sua platea. La stagione era tutta sold out. Il pubblico c’era. E ci sarà ancora.
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