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Cultura

Clareli – Scopriamo questo progetto napoletano

Se ami la musica vera e odi il traffico del Vomero… ascolta questa intervista

 

 

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Arte

Il Museo di San Martino

Eccoci, benvenuti all’articolo più sarcastico e metaforico che leggerete oggi sul Museo di San Martino di Napoli. Se siete pronti a vedere questo luogo di interesse culturale sotto una luce un po’ diversa, allacciate le cinture e preparatevi a un viaggio nel mio mondo di sarcasmo.

Il Museo di San Martino è come una vecchia zia che ti ospita a casa sua. Non importa quanti anni passino, lei non cambia mai, e ti accoglie sempre con la stessa vecchia routine. L’unica differenza è che la zia potrebbe offrirti un bicchiere di limonata, mentre il museo ti offre un sacco di vecchi oggetti e manufatti storici.

Il museo è stato costruito su un’antica certosa, e si può dire che la storia è in ogni angolo. Come un cacciatore di tesori, ogni stanza offre un’esperienza di scoperta. Ci sono statue, affreschi, manufatti antichi e opere d’arte in abbondanza. Ma alla fine, sembra che tutto si fonda insieme come una grande zuppa di cultura, e non si sa più dove inizia una cosa e dove finisce l’altra.

Le opere d’arte nel museo sono come i fratelli e le sorelle della vecchia zia: tutti diversi, ma legati dallo stesso sangue. C’è il dipinto di San Martino che divide il suo mantello con un povero uomo bisognoso, e poi c’è la scultura della Madonna che sembra più preoccupata della nostra vita terrena che dell’aldilà. Ognuno di questi tesori ha una storia da raccontare, ma è difficile capire quale sia la trama principale.

In un certo senso, il museo è come un labirinto di storie, e ci si può perdere facilmente. Ci sono molte sale e corridoi che sembrano tutti uguali, e potrebbe essere difficile capire dove si è già stati e dove si vuole andare. Ma non preoccupatevi, c’è sempre un custode che può darvi indicazioni. E magari potreste chiedergli anche di farvi vedere qualche “tesoro nascosto”, come la tomba di San Gennaro o le preziose ceramiche di Capodimonte.

In generale, il Museo di San Martino sembra un po’ fuori moda. Ma forse è proprio questo il suo fascino. Non si tratta di un luogo che cerca di essere moderno e alla moda, ma di una sorta di capsule del tempo che ci ricorda come erano le cose un tempo. Come una macchina del tempo, il museo ci porta indietro nel tempo, e ci mostra una Napoli che potrebbe sembrare molto diversa da quella che conosciamo oggi.

In definitiva, il Museo di San Martino è un luogo che vale la pena visitare almeno una volta nella vita. Potrebbe non essere il più moderno o il più alla moda, ma è ricco di storia e di cultura. Se amate le vecchie storie e le antiche leggende, se siete alla ricerca di un luogo dove perdervi e lasciarvi trasportare in un’altra epoca, allora questo è il posto giusto per voi. E se avete bisogno di indicazioni,non esitate a chiedere al personale, che vi guiderà attraverso i corridoi come se fossero vostri cugini di famiglia.

Tuttavia, ci sono alcune cose che potrebbero non piacervi del museo. Ad esempio, potrebbe essere un po’ polveroso, come la soffitta della vostra nonna. Alcune opere d’arte potrebbero sembrare un po’ datate, come i vestiti che la zia teneva nell’armadio da quando era giovane. Ma come la vostra famiglia, questi tesori sono preziosi, e vale la pena di guardarli con rispetto e curiosità.

Inoltre, il Museo di San Martino ha una vista mozzafiato sulla città di Napoli. Come una gemma preziosa che si trova sulla cima di una collina, il museo offre una vista panoramica che vi lascerà a bocca aperta. Potrete ammirare la città dal mare, con il Vesuvio sullo sfondo, e immaginare come sarebbe stato vivere in questo luogo secoli fa.

Insomma, il Museo di San Martino è come una zia eccentrica, che potrebbe non essere perfetta, ma che ti offre un’esperienza unica. Ci sono molti tesori da scoprire e molte storie da ascoltare. Se vi piace l’arte, la storia e la cultura, allora questo museo fa al caso vostro. E se non siete ancora convinti, allora pensateci come a una visita dalla zia che non vedete da anni: potrebbe essere un po’ strana, ma vi lascerà con ricordi che dureranno per sempre.

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Gusti e Sapori Napoli

Le zeppole di San Giuseppe – Tra storia e ricetta

La zeppola di San Giuseppe è un dolce ripieno di crema che prende il nome dalla festa di San Giuseppe o anche festa del papà che si festeggia ogni 19 Marzo dell’anno.

Durante questa festa è tradizione preparare ed offrire le zeppole.

Secondo alcuni esperti il nome deriva dal termine “serpula” che in latino significa serpe, oppure da “zeppa” dal latino “cippus” ovvero il fermo di legno che a Napoli usavano per correggere i difetti di misura dei mobili, questo spiegherebbe la sua forma attorcigliata.

Altre fonti sostengono che il termine possa derivare dal latino “cymbala” che poi è diventata “zippula” e poi zeppola.

La zeppola fritta o la zeppola al forno? Sono queste le varianti principali che dividono i golosi. La zeppola fritta è sicuramente la più gustosa ma c’è chi, per ovvi problemi di linea, preferisce la zeppola al forno.

Nell’800 fu Johann Wolfgang von Goethe in visita alla città partenopea ad annotare la presenza di friggitori per le strade, dando una descrizione dettagliata di come le cucinassero. Mestiere molto diffuso all’epoca era quello del friggitore, anche detto in napoletano “o zeppularo”. È un mestiere rimasto vivo a lungo, sino al secolo scorso.

Ancora oggi questo dolce, preparato al forno secondo ricetta originale lo si può assaggiare nelle innumerevoli pasticcerie della città.

La zeppola di San Giuseppe è ripiena di una gustosa crema pasticciera con sopra una amarena sciroppata e una spolverata di zucchero a velo.

La zeppola è tipica della Campania, ma trova anche le sue variazioni in altre regioni d’Italia. anche a Napoli, alcune pasticcerie preferiscono farcire la zeppola di san giuseppe con la crema pasticcera, discostandosi dalla ricetta tradizionale.

Ultimamente si trovano zeppole ripiene di crema gianduia e panna.

Riguardo l’origine, ci sono varie ipotesi sull’invenzione di questo dolce, attribuita sia alle suore di San Gregorio Armeno sia a quelle della Croce di Lucca, sia a quelle di Santa Maria dello Splendore, sempre comunque a Napoli.

La prima ricetta scritta risale al 1837, anche se su alcuni testi risalenti al 1400 è stato trovato un resoconto del vicerè di Napoli Juan II de Ribagorza che privilegiava questo dessert, a dimostrazione di quanto sia più antica la zeppola.

La prima descrizione precisa è stata trascritta da Ippolito Cavalcanti sul “Trattato di Cucina Teorico – Pratico” scritto in napoletano.

La ricetta originale prevedeva farina, acqua e liquore all’anice, marsala o vino bianco, sale, zucchero e olio per friggere, anche se attualmente l’alcool non è più presente nella ricetta.

Per chi avesse intenzione di visitare Napoli e assaggiare la zeppola non c’è che l’imbarazzo della scelta fra centinaia di pasticcerie che la producono.

Qui sotto c’è una lista di pasticcerie dove é possibile trovarle:

  • Bar Pasticceria Corvino Citarella ( Via Pigna 167/e);
  • Gran Caffè La Caffetteria (Piazza dei Martiri 26);
  • Pasticceria Carraturo a Porta Capuana (Via Casa Nova 97);
  • Antica Pasticceria Vincenzo Bellavia (Via O.Fragnito 82, piazza Nuzii 27/28);
  • Pasticceria Leopoldo (Piazza degli Artisti 6/7, Via Chiaia 258/259, Via Scarlatti 82, Via dei Tribunali 49, Via Toledo 371).

Se avete intenzione di cimentarvi in cucina, Ecco a voi una versione della ricetta della zeppola di San Giuseppe

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Arte Cultura Napoli

La mostra di Van Gogh e la stanza segreta presso il Palazzo Fondi di Napoli

A Napoli, in via Medina, risiede il monumentale Palazzo Fondi di Napoli, dove dal 19 Marzo sino al 26 Giugno si terrà la mostra Van Gogh multimedia.

La mostra Van Gogh multimedia è organizzata dalla società Navigare srl, che dopo aver fatto successo in altre città di Italia, arriva finalmente nella città di Napoli stavolta arricchita da opere pregiate di grandi artisti francesi dell’impressionismo.

Le opere esposte provengono direttamente da collezioni private e molte di esse sono di vari artisti francesi tra cui Paul Cèzanne, Henry de Toulouse – Lautrec, Fernand Cormon, Emile Bernard e altri.

Tutte opere originali che il visitatore potrà osservare all’interno della Stanza Segreta.

Il pilastro fondante di questa mostra è quello di uno degli artisti europei più conosciuti di sempre, seppur post – impressionismo, ossia Van Gogh.

Autore di oltre 2100 opere d’arte, presentato attraverso una mostra multimediale ricca di contributi e ricca di ritratti, autoritratti, paesaggi con nature morte e altrettanti che rappresentano paesaggi originali con la massima fedeltà possibile, tutto a cura di Giovanna Strano e Mario Rosso.

Inoltre, è presente un fattore innovativo per lo spettatore, ovvero la multimedialità con cui l’osservatore può approcciarsi alle opere, cercando attraverso la tecnologia di esaltare quello che Van Gogh cercò di fare già nell’800.

Cercare di andare oltre l’immagine alla ricerca di significati più profondi di stampo esistenzialista.

Con l’esperienza in 3D tramite il VR experience, a cui si può accedere tramite una specifica app scaricabile sul proprio smartphone, la mostra allestisce anche una copia dettagliata degli abiti e degli oggetti usati dall’artista, stessa cosa fatta anche per i luoghi realizzati su tela e diventati iconici, come la stanza da letto di Arles.

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Cultura Curiosità

Sofia Loren

Sofia Costanza Brigida Villani Scicolone nacque a Roma nella Clinica Regina Margherita,[2] figlia di Romilda Villani (1910-1991), insegnante di pianoforte, e di Riccardo Mario Claudio Scicolone (1907-1976), affarista nel settore immobiliare. La madre aveva vinto nel 1932 un concorso per andare a Hollywood come sosia di Greta Garbo, ma per la forte opposizione dei suoi genitori rinunciò. Il padre (figlio del marchese agrigentino Scicolone Murillo) riconobbe la paternità della bambina, che chiamò con il nome di sua madre, Sofia, di origine veneta; tuttavia, rifiutò sempre di sposare Romilda che, per le conseguenti ristrettezze economiche[3] si trasferì con la piccola Sofia da Roma a Pozzuoli, presso la sua famiglia dove Sofia trascorse l’infanzia e i primi anni dell’adolescenza, durante la seconda guerra mondiale, in condizioni economiche precarie.

Il porto e il magazzino di munizioni di Pozzuoli venivano spesso bombardati dalle forze aeree degli Alleati e nel corso di uno di questi bombardamenti, mentre Sofia correva nel rifugio antiaereo, fu colpita da una scheggia di shrapnel, che la ferì al mento. Dopo questo incidente, la famiglia si trasferì a Napoli, dove fu ospitata da lontani parenti; la nuova città e la sua cultura, e in particolare Pozzuoli, saranno presenti costantemente nella vita e nella carriera della Loren, che in molti film recita in napoletano. Dopo la guerra, insieme alla famiglia, torna a Pozzuoli dove la nonna Luisa aprì nel salotto un piano-bar, vendendo liquori di ciliegia fatti in casa, mentre Romilda suonava il piano, la sorella Maria cantava e Sofia badava ai tavoli e lavava le stoviglie. Il posto divenne popolare presso i soldati americani, acquartierati nelle vicinanze.

sofia loren

 

 

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Cantastorie Curiosità

Il caffè napoletano – offerto da Cantastorie

Uno dei riti a cui i napoletani non possono rinunciare è quello del caffè il cui profumo inconfondibile si sente costantemente passeggiando per i vicoli. Ma come si è diffuso in città il caffè?

Una delle storie più diffuse racconta che l’arrivo di tale bevanda a Napoli si debba al musicologo romano Pietro della Valle, in seguito ad una delusione amorosa, l’uomo, nel 1614, decise di trasferirsi in Terra Santa, dove trovò finalmente l’amore ed ebbe modo di assaggiare questa bevanda dal nome “kahve” giunta dell’Etiopia.

Rimasto in contatto epistolare con un suo amico napoletano, quando finalmente fece ritorno in Italia, condusse con sé a Napoli questa profumato infuso.

Inizialmente però il caffè non fu ben visto per il suo colore nero e per la sua provenienza, ma riuscì a conquistare persino il papa Clemente VIII che, dopo averlo bevuto, pronunciò la frase: Questa bevanda del diavolo è così buona… che dovremmo cercare di ingannarlo e battezzarlo.

Un’altra storia vuole invece la diffusione del caffè a Napoli grazie alla regina Maria Carolina d’Asburgo che voleva diffondere a corte usi e costumi viennesi, essendo stata Vienna la prima città europea a vederne l’utilizzo; si racconta infatti che alla fine del 700, durante un ballo alla Reggia di Caserta, la regina fece servire la bevanda ai suoi ospiti.

Qualunque ne sia l’origine la diffusione del caffè tra il popolo avvenne però solo agli inizi dell’800 quando cominciarono a girare per le strade della città i caffettieri ambulanti che, muniti di caffè e latte, offrivano una colazione veloce ai napoletani affrettati.

Che dite…ce lo prendiamo un caffè insieme???

Whatsapp 3387305337 – 3287424579

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Cantastorie Cultura

Cca ‘e ppezze e cca ‘o ssapone

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Un antico modo di dire napoletano recita: cca ‘e ppezze e cca ‘o ssapone, ossia, qui gli stracci, qui il sapone. Ancora oggi utilizzato per indicare che in una trattativa di compravendita il pagamento deve essere effettuato al momento…il “non si fa credito a nessuno” che spesso si legge nelle attività commerciali.

Questo antico detto richiama alla memoria un mestiere ormai scomparso: quello del “sapunaro”, il saponaio, vale a dire un rigattiere ambulante che in cambio di stracci, abiti usati e cianfrusaglie offriva del sapone artigianale, anche conosciuto come sapone ‘e piazza, proprio perché il baratto in questione si svolgeva all’interno delle piazze dalla città.

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Cantastorie Cultura

Il Drago di Napoli

Una leggenda poco conosciuta di Napoli ha come protagonista un prode cavaliere di nome Gismondo, che non trae in salvo una fanciulla in pericolo, bensì una città intera. Si narra che all’ingresso di una delle porte dell’antica Partenope, Porta Capuana, vivesse all’interno di una palude, un drago che impediva a chiunque l’accesso in città.

Gismondo, un fervente cattolico, desiderava pregare sull’altare su cui, secondo la tradizione, San Pietro in persona aveva celebrato la prima messa, ancora prima di raggiungere Roma.

Sapendo di dover affrontare un temibile drago, il cavaliere si affidò alla preghiera e riuscì ad attraversare la porta senza incontrare la bestia.

Quella notte Gismondo ricevette in sogno la Madonna che gli confessò di aver sconfitto il drago per potergli permettere di entrare a Napoli incolume e gli chiese in cambio la costruzione di una chiesa nel luogo dove avrebbe trovato il corpo morto del drago.

Il mattino seguente Gismondo obbedì al volere della Madonna e fece erigere la chiesa che prese il nome di Santa Maria ad Agnone, laddove il termine Agnone deriverebbe dal latino anguis, ovvero grossa serpe. Il luogo sacro non ebbe però particolare fortuna; nel 1800 fu trasformato in un carcere femminile e durante la seconda guerra mondiale andò completamente distrutto.

Oggi, in ricordo di questa antica leggenda, resta solo il nome di una strada chiamata “vico della serpe”.

Per ascoltare altre Storie….contattate le Vostre Cantastorie per un giorno

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Cultura Eventi

San Gennaro: sangue sciolto

Oggi si è liquefatto il sangue di San Gennaro che, come da tradizione, è un segno benaugurante.

Ma voi la conoscete la storia di San Gennaro?

Qui sotto il video del Miracolo di San Gennaro

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Cantastorie Cultura

San Gennà pienzece tu

Anche le vostre Cantastorie hanno deciso di omaggiare il nostro Santo Patrono Gennaro, meglio conosciuto dai napoletani come Faccia Gialla. Ogni anno si riunisce nella Cattedrale in onore del miracolo della liquefazione del sangue l’intero popolo napoletano, e tra di loro una menzione particolare va alle cosiddette “parenti di San Gennaro”, coloro che pregano cantando la litania in onore del Santo e che spesso, per spronarlo a compiere velocemente il miracolo, lo insultano amorevolmente!!!!

Vogliamo quest’oggi quindi “cantarvi” la litania che recita così: San Gennaro mio protettore, prega a Dio nostro Signore, San Gennaro mio putente, prega a Dio pe tanta gente”.