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Il Drago di Napoli

Una leggenda poco conosciuta di Napoli ha come protagonista un prode cavaliere di nome Gismondo, che non trae in salvo una fanciulla in pericolo, bensì una città intera. Si narra che all’ingresso di una delle porte dell’antica Partenope, Porta Capuana, vivesse all’interno di una palude, un drago che impediva a chiunque l’accesso in città.

Gismondo, un fervente cattolico, desiderava pregare sull’altare su cui, secondo la tradizione, San Pietro in persona aveva celebrato la prima messa, ancora prima di raggiungere Roma.

Sapendo di dover affrontare un temibile drago, il cavaliere si affidò alla preghiera e riuscì ad attraversare la porta senza incontrare la bestia.

Quella notte Gismondo ricevette in sogno la Madonna che gli confessò di aver sconfitto il drago per potergli permettere di entrare a Napoli incolume e gli chiese in cambio la costruzione di una chiesa nel luogo dove avrebbe trovato il corpo morto del drago.

Il mattino seguente Gismondo obbedì al volere della Madonna e fece erigere la chiesa che prese il nome di Santa Maria ad Agnone, laddove il termine Agnone deriverebbe dal latino anguis, ovvero grossa serpe. Il luogo sacro non ebbe però particolare fortuna; nel 1800 fu trasformato in un carcere femminile e durante la seconda guerra mondiale andò completamente distrutto.

Oggi, in ricordo di questa antica leggenda, resta solo il nome di una strada chiamata “vico della serpe”.

Per ascoltare altre Storie….contattate le Vostre Cantastorie per un giorno

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Cultura Eventi

San Gennaro: sangue sciolto

Oggi si è liquefatto il sangue di San Gennaro che, come da tradizione, è un segno benaugurante.

Ma voi la conoscete la storia di San Gennaro?

Qui sotto il video del Miracolo di San Gennaro

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San Gennà pienzece tu

Anche le vostre Cantastorie hanno deciso di omaggiare il nostro Santo Patrono Gennaro, meglio conosciuto dai napoletani come Faccia Gialla. Ogni anno si riunisce nella Cattedrale in onore del miracolo della liquefazione del sangue l’intero popolo napoletano, e tra di loro una menzione particolare va alle cosiddette “parenti di San Gennaro”, coloro che pregano cantando la litania in onore del Santo e che spesso, per spronarlo a compiere velocemente il miracolo, lo insultano amorevolmente!!!!

Vogliamo quest’oggi quindi “cantarvi” la litania che recita così: San Gennaro mio protettore, prega a Dio nostro Signore, San Gennaro mio putente, prega a Dio pe tanta gente”.

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La Compagnia dei Bianchi di Giustizia

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La Compagnia dei Bianchi di Giustizia fu una confraternita fondata a Napoli alla metà del 400 dal frate francescano San Giacomo della Marca e assunse questo nome dal saio bianco con cappuccio indossato dai suoi membri.

La missione di questi uomini, inizialmente sia laici che ecclesiastici, era quella di prestare assistenza ai malati incurabili, ai carcerati e soprattutto conforto, nei loro ultimi momenti, ai condannati a morte.

La Compagnia ha accompagnato al patibolo più di 4000 condannati ed ebbe molto da fare soprattutto nel 1799 in seguito alla Rivoluzione Partenopea che determinò, con il ritorno in città di Ferdinando IV, la morte di tutti gli oppositori.

Tra le vittime più famose che vennero scortare al patibolo in Piazza Mercato dai confratelli figura Eleonora Pimentel de Fonseca, redattrice del giornale rivoluzionario “Il Monitore napoletano”.

Organizzata dalla Compagnia, il 2 di Novembre, era la cosiddetta “processione delle ossa”, una sorta di funerale collettivo per le strade della città, dedicato a tutti quei giustiziati che non avevano potuto ricevere conforto dai loro cari negli ultimi momenti di vita. La processione terminava nel cortile degli Incurabili dove aveva sede la Cappella a loro dedicata; all’interno della Sagrestia si possono ammirare i ritratti dei membri più illustri della Compagnia, ma spicca in particolar modo, una statua in cero plastica soprannominata “la Scandalosa”.

È la rappresentazione di una giovane donna dal corpo consumato e devastato dai segni della sifilide; la statua doveva fungere da monito per tutte le prostitute nella speranza che fossero persuase a redimersi.

L’attività della Confraternita dei Bianchi terminò definitivamente nel 1862 anno dell’ultima esecuzione capitale.

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Cultura Napoli

Jorit e il razzismo

Jorit è sicuramente lo street artist più importante d’Italia. Jorit Ciro Cerullo, conosciuto semplicemente come Jorit è da sempre impegnato nell’utilizzare l’arte per lanciare messaggi molto forti ma con la gentilezza che solo gli artisti hanno. La sua poetica è talmente forte che si oppone alla violenza che il razzismo esprime provocandone reazioni incontrollate. Iniziamo con questo articolo il tributo alla sua opera per Napoli.

jorit napoli maradona

Questo articolo è offerto da Napoli Reale

Nei video che potete vedere qui sotto troverete cosa può succedere ad uno street artist che si scontra con un esponente di estrema destra e cosa in realtà occorre fare per decidere da che parte stare per sostenere Jorit ed il mondo dell’arte.

 

 

Lo street artist Jorit è stato aggredito a Napoli mentre stava realizzando un dipinto raffigurante i volti di Ilaria Cucchi e di Sandro Pertini in via Menzinger, nel quartiere collinare dell’Arenella.

Un esponente politico di estrema destra, Pietro Lauro, consigliere della V Municpalità di Napoli, lo ha minacciato, alzando le mani e intimandogli di smettere di lavorare e andarsene.

Alcuni passanti hanno evitato il peggio impedendo al consigliere di entrare in contatto fisicamente con l’artista, che ha dovuto sospendere momentaneamente la realizzazione dell’opera: “Si tratta di un attività perfettamente legale – spiega Danilo Tuccillo, presidente della cooperativa “La Locomotiva” che ha commissionato l’opera a Jorit – l’opera fa parte di un progetto in cui sono coinvolti gli studenti delle scuole del quartiere.

La struttura sulla quale sorgerà l’opera è una vecchia struttura abbandonata che il Comune di Napoli ha deciso di restituire alla comunità e che diventerà la Casa della Socialità”.

Pietro Lauro, eletto consigliere nella lista civica dell’allora candidato sindaco Gianni Lettieri, è vicino ai movimenti di estrema destra Casapound e Avanguardia Nazionale, sul suo profilo Facebook compaiono molte immagini che inneggiano a Mussolini e al fascismo. Attualmente è candidato nelle liste del sindaco Albano alle prossime elezioni del comune di Marano.

Tutti si chiedono chi sia l’autore del volto della bambina a Ponticelli e del San Gennaro a Forcella. Siamo andati a conoscerlo: è Jorit Agoch, che, con grande disponibilità ma senza mai farsi riprendere in volto, ci ha aperto le porte del suo studio e ci ha accompagnato nei luoghi in cui è cresciuto e ha dipinto. Questa è la storia di Jorit, ovvero: quando le periferie rinascono grazie alla grande arte.

Qui sotto l’immagine in grandi dimensioni di una delle sue opere se volete farla diventare lo sfondo della vostra scrivania

jorit bambina
Di Jorit, CC0, Collegamento

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Cultura

Cosa vedere a NAPOLI in tre giorni?

Lo so, per i napoletani colti sono pochissimi tre giorni per vedere ed apprezzare Napoli ma è pur vero che da qualche parte si deve iniziare.

Il tempo è sempre tiranno ma se si vuole iniziare ad innamorarsi di Napoli questa personale classifica di Surio può essere un buon punto d’inizio.

In 7 minuti avrete una panoramica di alcuni posti caratteristici di Napoli che noi tratteremo più ampiamente su questo sito.

Fateci sapere se il video vi è piaciuto e se avete dei suggerimenti su luoghi che non sono rappresentati e che, secondo voi, meritano di essere raccontati meglio e più diffusamente.

Cosa vedere a NAPOLI in tre giorni? Se non sapete cosa fare a Napoli questo video vi aiuterà proponendovi un ricco itinerario. Avete altri suggerimenti? Fatelo nei commenti 🙂 0:01 Colazione da Scaturchio 0:16 Basilica di San Domenico Maggiore 0:33 Cappella di San Severo 0:48 Spaccanapoli 1:00 Chiostro di Santa Chiara 1:19 Presepi in Via San Gregorio Armeno 1:34 Ospedale delle bambole 1:55 Chiesa del Gesù nuovo 2:16 Castel sant’Elmo 2:32 Escursione ad ISCHIA 3:04 Cimitero delle Fontanelle 3:27 Napoli Sotterranea 3:42 Cattedrale di San Gennaro 4:00 Mercato della Pignasecca 4:17 Quartieri Spagnoli 4:35 Via Toledo 4:53 Galleria Umberto 1° 5:10 Piazza del Plebiscito 5:24 Castel Nuovo – Maschio Angioino 5:40 Piazza municipio – fontana del Nettuno 5:50 Castel dell’Ovo.

Vi ricordiamo che questo articolo è offerto da miglioramento.com il sito per la crescita personale e che potete avere una prima sessione di coaching gratuito per conoscere i poteri della Miracle Morning Routine

 

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Museo delle Arti Sanitarie

Sull’antica acropoli della città greca di Neapolis si colloca l’Antico Complesso degli incurabili che comprende la bellissima Farmacia Settecentesca, unica in Europa nel suo genere.

L’Ospedale, ancora oggi utilizzato, venne fondato nel 1519 da Maria Lorenza Longo, una nobildonna spagnola affetta da una forma di artrite che le impediva di utilizzare mani e piedi; la donna, in seguito ad una momentanea guarigione, aveva fatto voto di costruire un Ospedale in cui accogliere tutti quei malati considerati Incurabili, specie coloro che erano affetti da sifilide, e quindi abbandonati dalla società.

Alcune sale dell’antico ospedale sono state adibite a Museo delle Arti Sanitarie e custodiscono, tra l’altro, antiche strumentazioni mediche, come la prima mascherina utilizzata per l’anestesia ed il primo biberon in vetro.

Si conserva inoltre un bellissimo Presepe in cui le statuine in terracotta rappresentano uomini affetti da diverse malattie, come la peste che imperversò a Napoli nel 1656.

All’interno della Farmacia invece si possono ammirare gli originali arredi in radica di noce al cui interno sono custoditi più di 400 vasi policromi di diverse dimensioni realizzati dalla bottega della famiglia Massa, gli stessi autori delle maioliche che decorano il Chiostro di Santa Chiara.

La volta della sala di rappresentanza è decorata con una grande tela raffigurante un episodio della Guerra di Troia che pone l’attenzione su di un personaggio in particolare: Macaone, un esperto in medicina che guarì Achille.

Nei quattro angoli del soffitto, ritratti di scienziati e medici, tra cui figura Alessandro Volta, studioso dell’elettricità utilizzata per curare malattie all’interno di questo ospedale già da metà 700.

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Cantastorie Cultura

Ma che vaco mettenno ’a fune ’a notte

Uno dei modi di dire napoletani meno conosciuti è: Ma che vaco mettenno ’a fune ’a notte?

Domanda retorica che si rivolge a chi crede che l’altra persona abbia una disponibilità economica che in realtà non possiede, oggi sostituito dalla più comune espressione: “Ma che vaco a fa ‘e rapine?

“La fune di notte” era una tecnica di rapina con cui i ladri derubavano malcapitati facendoli inciampare in una fune tesa fra i due lati di un vicolo buio.

Padre Maria Rocco, durante il regno di Ferdinando IV di Borbone, risolse, con un’unica soluzione, due dei problemi che affliggevano la città di Napoli:

  • la mancata illuminazione delle strade;
  • la criminalità che si annidava proprio nel buio della notte.

Ferdinando aveva fatto collocare nelle strade più importanti della città, dei rivoluzionari pali della luce con lampade ad olio che avevano però un costo troppo oneroso da sostenere per le casse dello stato.

Padre Maria Rocco allora, dopo aver rinvenuto un dipinto della Madonna nei sotterranei del convento dello Spirito Santo, ne fece realizzare numerose copie a colori da inserire in apposite edicole votive sparse per la città…

Chiese poi al popolo di non lasciare mai al buio l’immagine della Vergine, accendendo per lei dei lumini durante le ore notturne mogli e madri si sentirono più sicure e da questo episodio nacque anche l’espressione, utilizzata ancora oggi, “A Maronn t’accumpagn”.

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La Tavola Strozzi – Certosa di San Martino Napoli

All’interno della famosa Certosa di San Martino è conservata la più antica “fotografia” che ritrae la città di Napoli: la Tavola Strozzi.

L’opera, in origine pensata per essere utilizzata come spalliera di un letto, giunse a Napoli nel 1473 come dono da parte del mercante Filippo Strozzi al re Ferrante d’Aragona.

La tavola rappresenta il rientro trionfale della flotta Aragonese nel porto di Napoli dopo la battaglia avvenuta al largo dell’isola di Ischia e fu realizzata come ringraziamento per il mercante per il suo ruolo di mediatore tra la corte napoletana e la famiglia Medici
di Firenze.

Ma perché possiamo considerarla una fotografia?

La città è rappresentata vedendola dal mare così come era possibile vederla nel ‘400 e sono presenti alcuni monumenti ancora oggi tra i più significativi di Napoli.

Le vostre Cantastorie per un giorno

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Cantastorie Cultura

La chiesa di Santa Maria la Nova e il Conte Dracula

Nel chiostro piccolo della chiesa di Santa Maria la Nova è custodita una sepoltura molto speciale: Quella del Conte Dracula!!!

Il complesso, fondato in epoca angioina, ha subito numerosi rifacimenti ed è oggi uno dei più begli esempi del barocco napoletano.

Il monastero è caratterizzato da due bellissimi chiostri; quello minore è completamente affrescato con episodi della vita di San Giacomo della Marca, a cui è dedicata una enorme cappella all’interno della chiesa.

Lungo le pareti del chiostro sono presenti anche monumenti sepolcrali del ‘400/’500 originariamente ospitati nella chiesa stessa.

La più grande delle tombe è dedicata a Matteo Ferrillo, fatta costruire da suo figlio Alfonso, duca di Acerenza (PZ), famiglia nobiliare napoletana molto vicina al sovrano Ferrante d’Aragona.

Ma cosa c’entra il Conte Dracula con la famiglia Ferrillo?

Vlad III l’Impalatore, principe di Valacchia, diventato famoso come Conte Dracula grazie al romanzo di Bram Stoker, fu sconfitto e ucciso dagli ottomani e sua figlia Maria, per volere del padre, fu tratta in salvo dal sovrano di Albania e poi nascosta e cresciuta a Napoli presso la corte aragonese.

La ragazza fu data in sposa ad un rampollo dell’alta società napoletana, Alfonso Ferrillo, e con lui si trasferì ad Acerenza.

Proprio nella cripta della Cattedrale di questa cittadina i coniugi si fecero costruire una sepoltura che presenta alcune somiglianze con la tomba nel chiostro di Santa Maria la Nova.

Si vocifera infatti che all’interno di questa sepoltura ci sia il copro del conte Vlad, portato dalla figlia proprio qui a Napoli per proteggerlo da eventuali profanazioni.

Ma perché questa teoria?

Al centro della tomba napoletana campeggia la rappresentazione di un elmo sormontato da un enorme drago.

Vlad III faceva parte, insieme con il re Ferrante d’Aragona, dell’Ordine del Dragone, che si proponeva, tra le altre cose, di prestare mutua assistenza a tutti i membri dell’ordine cavalleresco.

Questo stemma si può ammirare anche sulla facciata della Cattedrale di Acerenza…

Queste ed altre mille curiosità… Le vostre Cantastorie per un giorno